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giovedì 2 aprile 2009

Stop and go

Carissimi,

sabato tornerò in Italia per trascorrere qualche giorno di riposo a casa (e non solo), in compagnia dei miei cari.
La prospettiva, che contempla anche una consistente maratona enogastronomica, mi attrae molto.

Allo stesso tempo, in questi giorni non posso fare a meno di pensare al fatto che, una volta tornato a Oxford, non mi resterà che un mese da spendere qui.
Non è poco, ma sarà difficile pensare allo scorrere inesorabile dei giorni fino a quello in cui dovrò salutare la città che da qualche settimane promette una primavera trionfante, la sua biblioteca che contiene tesori di inestimabile valore, le persone che in questi mesi ho iniziato a conoscere e alle quali mi sono via via affezionato.

Chi ben mi conosce, sa che amo molto alcune piccole abitudini, alcuni riti quotidiani che mi rasserenano molto.
Come quando dopo pranzo i ragazzi che lavorano al Café della libreria Blackwell's non mi chiedono più che cosa desidero, ma mi preparano un Espresso Ristretto ("ristrictou") corredato da quattro gianduiotti.
O come quando il bibliotecario della Duke Humfrey's mi saluta e scrive il mio nome e il mio codice personale sul registro prima che abbia il tempo di mostrargli il tesserino.
Mi piace anche il rito di salutare con un solo cenno del capo tutti i lettori che non conosco, ma con i quali condivido da tre mesi ormai gli stessi ambienti, o i tanti ragazzi che percorrono con me lo stesso itinerario quando vado a correre.

Che dire poi delle risorse preziosissime di qui.
L'altro giorno, tanto per fare un esempio, ho consultato un libro che apparteneva alla biblioteca personale di John Locke.
Qualche mese fa, e questo mi fa ancora più emozionare, ho consultato un manoscritto (contenente La città di Dio di Agostino) con le glosse a margine autografe di Roberto Grossatesta.

In questi mesi, inoltre, ho avuto la fortuna di tessere una rete di relazioni piacevoli, e arricchenti, sin dai primi giorni. Ma già due miei amici sono ripartiti.
Il primo è Alex, che a lungo ho chiamato l'uomo che vive in fondo al giardino: è stato ripescato dalla lista di attesa del Ministero degli Interni ed è tornato a Milano per lavorare, in attesa di ripartire a settembre per iniziare qui un master. Con lui abbiamo fatto tante belle chiacchierate e ho scoperto una marea di cose sulle sotto-culture milanesi e metropolitane in genere.
Poi ieri è partito Tristan, uno dei miei compari di language swap: per una serie di coincidenze (partenze e ritorni di entrambi mal incastrati) probabilmente non riusciremo a rivederci prima della mia definitiva partenza a metà maggio. Con lui, dantista, ho condiviso tante impressioni sull'Italia, l'Inghilterra, l'Europa, la nostra comune - ma così differente - avventura accademica.

Conscio del fatto che quello che ho trovato qui è prezioso, tornerò agguerrito per sfruttare al meglio le mie giornate di studio e godermi appieno il posto, la campagna cirocostante, la mia auto, la birra nei pub, gli amici italiani, internazionali e inglesi che mi sono fatto. Già ho segnalato la mia presenza per un'altra settimana a Cambridge, per consultare ancora il mio manoscritto wycliffita. Prima, parteciperò a un convegno internazionale di altissimo livello.

Sarò contento di tornare a Milano, a casa, e riprendere il corso degli eventi.
Ma sicuro inizierò a coltivare qualche nuovo sogno oxoniense...(e prima ancora londinese, che è già realtà: a giugno parteciperò per una settimana a una Summer School in Paleografia!)

sabato 17 gennaio 2009

Spleen sui Concilia di Wilkins

Tanto tuonò che piovve.
Dopo tanta attesa, eccomi di nuovo a Oxford.

Sono qui da soli due giorni, eppure avrei già molto da scrivere a proposito del mio rocambolesco arrivo in ritardo per il maltempo, dei primi contatti con i miei bizzarri coinquilini, dell'immancabile scontro linguistico, del rasserenante Welcome back, Sir dell'incaricata della Biblioteca al rinnovo dei permessi, della lieve febbre che mi rincorre da casa, e in generale del groviglio di pensieri e affetti che ancora gravita su Milano mentre mi muovo con una certa confidenza per le strade e i viottoli di Oxford.

Riporterò invece solo un fatto, che mi ha fatto pensare.

L'indomani del mio arrivo - come per sfogarmi - mi sono messo in pista già di prima mattina. Tornare nella Bodleian Library è stato nuovamente emozionante, nonostante vi abbia trascorso molte ore appena più di un anno fa.

La ricchezza del suo patrimonio librario e la bellezza degli edifici non può che lasciare mozzafiato. Così come incuriosiscono (e un po' inquitano) i volti degli studenti, ma soprattutto degli studiosi e dei docenti che hanno speso qui tanti anni di duro lavoro (ricordate quella frase sulle borse Einaudi circa i lettori-dormienti?).

Ma torniamo a noi. Oltre a studiare per la tesi e a seguire alcuni seminari settimanali, il mio soggiorno inglese mi permetterà di compiere un bel po' di ricerche documentarie che a Milano posso solo sognarmi: devo cercare un po' di titoli che mi sono già segnato nei mesi scorsi, alcuni che non ho trascritto e posso solo provare a ricordare, altri che troverò per caso, passeggiando con le mani in tasca lungo i corridoi delle varie sale.

Ecco, ieri ho dato il via alle mie prime ricerche. La memoria va sicura a ripescare autore e titolo: si tratta di un'opera in più volumi del 1737, i Concilia Magnae Britanniae etc. curati da David Wilkins, che raccoglie bolle ed epistole papali e arcivescovili indirizzate al Regno e alla Chiesa di Inghilterra. Il terzo volume contiene un'epistola di un attivo vescovo dei primi del XV secolo (Th. Arundel) che riporta 267 tesi estratte dalle opere del mio Wyclif e in seguito condannate. Questa lista poi sarebbe finita al Concilio di Costanza, che la discusse, la modificò, ma alla fine - per uno strano caso che la storiografia non ha ancora compreso appieno - non condannò.

Lo so, quello che sto scrivendo annoierà i più (cosa che gioca a favore della vostra salute mentale!), ma...mettetevi nei miei panni: di questa lista io leggo da 5 anni e mi sono sempre chiesto che cosa ci fosse riportato.
Nessun altro testo la riporta.
Gli studi e gli articoli dedicati alle condanne di Wyclif fanno solo riferimento alle pagine, ma non riportano alcun dato...
Insomma, per farla breve: quando estraggo il volume dalla sua mutanda protettiva in cartone provo una profonda emozione. Quando poi, sfogliatolo pazientemente, trovo le pagine, mi sento addirittura un archeologo, uno Schliemann davanti alla maschera di Achille!

Non finisce però qui la storia. Dopo aver individuato la sezione che mi interessa, mi rivolgo alla bibliotecaria per chiedere come posso procurarmi una riproduzione. Scopro così che il testo è troppo vecchio per essere riprodotto, ma che online è disponibile una versione in pdf che riporta le immagini digitali di tutta l'opera.

Mentre mi fornisce tutte le informazioni, non posso che fare
1+1=
ricerca inutile, avrei potuto stamparmelo anche a Milano!

Però.
Però non avrei avuto il piacere di aprire quelle pagine polverose. Ora che ho la mia stampata in saccoccia, le ho solo dato un'occhiata rapida e dovrò ricordarmi di leggerla.
Prima di tornare qui, invece, non vedevo l'ora di avere tra le mani il Wilkins...
E il ragazzo ha fatto il suo dovere!

Vi prometto che non scriverò sempre dei pezzi così, altrimenti rinomino il blog e mi firmo Umberto Eco! Ma, non so perché, di tutte le cose - alcune più serene, altre più burrascose - di questi primi giorni a Oxford, quella cui più tenevo era questa.

Perché non vi preoccupiate, vi annuncio dunque che tra qualche giorno, consolidata la mia presenza qui, scriverò un post sulle mie osservazioni etnico-folkloristiche d'Oltremanica. Ragazzi, sono pazzi questi inglesi!