lunedì 16 febbraio 2009

Sunday Videos #3

Ciao a tutti,

ecco di nuovo su questi schermi la settimanale rubrica "Sunday Videos", puntuale come un orologio svizzero.

A proposito di Svizzera...

Il primo video che vi sottopongo credo possa entrare nel Guinness dei Primati del Kitsch.
I baffi, il ghigno, la voce, i pantaloni di pelle, i buffi passi di danza, la stessa musica... non esistono le parole per descrivere tutto ciò.
Non posso fare altro che lasciarvi il link: http://www.youtube.com/watch?v=dHxqnRg29PY&feature=related

Se il primo video riesce nell'impresa di toccare insieme, con un solo abbraccio, le vette e gli abissi del bello e del brutto della sfizera ferte, il seguente - uno Jodler - ce ne offre un quadretto più tradizionale e molto simpatico.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=_rljMkvjg7I

I patiti degli sport "estremi" apprezzeranno il mago delle freccette...certo meno movimentato del ping pong e meno freestyler del biliardista, ma pur sempre il primo a chiudere una partita perfetta in TV.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=JjCNiMHTm84&feature=related

E per stasera è tutto, anche perché è passata nel frattempo mezzanotte e oggi la mia giornata londinese mi ha fatto camminare assai!

Un abbraccio,
Gigi

sabato 14 febbraio 2009

Note folkloristiche - parte seconda

Certo che gli inglesi in fin de' conti so' ggente strana, cc'hanno le strade larghe larghe e le chiamano stritt, li torpedoni alti alti e li chiamano bbass, e le femmene le chiamano uommene (Antonio de' Curtis)

Le stranezze dei britannici non si fermano a questa pur geniale istantanea del Principe della risata.
L'altro giorno ho scoperto che qui le scuole private si chiamano 'public schools'...

Un'altra settimana è passata, ricca di incontri piacevoli e interessanti - accademici o meno.
Prima o poi vi racconterò qualche dettaglio della bella rete di conoscenze che si sta formando attorno al sottoscritto in quel di Oxford, dei miei mates di language swap, degli incontri (pseudo-para-) intellettuali, and so on.

Oggi ho deciso di offrirvi ancora un saggio di inglesitudine bizzarra.
Se ne parlava stasera con Simona, una mia coinquilina italiana qui per un master: dopo una prima reazione di stupore di fronte ai comportamenti degli inglesi, si prova presto una sensazione di straniamento che può portare a due esiti. O un atteggiamento decisamente simpatetico, o un risoluto rigetto.
Io mi scopro giorno dopo giorno piuttosto ben disposto e divertito nei confronti della loro forma mentis.

Ecco qualche osservazione puntigliosamente registrata questa settimana.

Ordine pubblico ed educazione

Il filmato di Gioele Dix che ho postato tre domeniche fa - vola il tempo... - fotografava con efficacia la mania inglese di usare in ogni contesto la parola please. Un discorso analogo si può fare a proposito del loro vezzo nel chiedere sorry per qualsiasi cosa, anche quando si è nel giusto.
L'altro giorno un signore è sceso dal bus e ha calpestato maldestramente il piede di un passante. Il primo, colpevolmente, ha rivolto il suo sorry al malcapitato. Quest'ultimo gli ha risposto a tono con un sorry che nel più educato degli italiani sarebbe equivalso a una interiezione decisamente censurabile...

Quello che non smette di stupirmi qui a Oxford è la presenza muscolare delle forze dell'ordine. Non c'è ora del giorno in cui non si senta strillare una sirena della Polizia.
Considerato che la cittadina conta 120.000 abitanti, ma che nella zona da me frequentata non ce ne saranno più di 30.000, non posso che pensare che si tratti di un uso popolare, una tradizione antica e puntuale come il rito del tea...

Sarà per questo forse che a Oxford viene girata una serie poliziesca di successo, Inspector Morse. Ogni volta che vedo i cofanetti dei DVD da Blackwell's non posso che associare il pallido sosia di Barnaby alla signora Jessica Fletcher. Già, in fondo la piccola Cape Coad non sarà tanto più grande del centro di Oxford, sotto le cui guglie l'ispettore Morse si adopera per scovare i colpevoli dei crimini più efferati. Immagino che, come nel caso della Signora in Giallo, gli abitanti di Oxford facciano gli scongiuri ogni volta che si imabttono nel puntuale ispettore... Il tasso di criminalità di Oxford probabilmente supera quello di Cinisi...

La Polizia inglese. Ho già accennato alle pattuglie di poliziotti in bici appostati dietro gli angoli per lanciarsi all'inseguimento di ciclisti irregolari (non forniti, cioè, di luci e altri ammennicoli).

Non posso qui tacere quanto accaduto a due amici polacchi di Simona. I disgraziati, residenti e lavoratori a Oxford, hanno pensato bene di passare un mese di ferie in Tailandia. Al loro ritorno constatano con dolore e sconcerto che la loro auto è sparita. Non ve n'è più traccia alcuna. I poveri giovani lavoratori polacchi si mettono il cuore in pace e iniziano a guardarsi attorno in cerca di una vettura usata da comprare.
Pochi giorni dopo ricevono una lettera dalla Polizia, che li rende al corrente del fatto che la loro auto - passate due settimane dal sequesto con il carroattrezzi, giustificato dalla mancata esposizione di un bollino obbligatorio - era stata distrutta dallo sfasciacarrozze del dipartimento di Polizia.
Ripeto, se non fossi stato chiaro: sono stati via un mese; lasciano l'auto posteggiata davanti a casa; non si sono ricordati di pagare una tasse e esporre il relativo bollino; tornano e non trovano l'auto; scoprono che la Polizia ha sequestrato la stessa ma che, dopo due settimane, l'ha distrutta. Rischiando di essere pedanti, preciso: dopo due settimane, non li hanno avvisati di andare a recuperarla e pagare una salata multa...L'hanno distrutta.

E che dire delle mie esperienze in Posta. Ho dovuto mandare due lettere in Italia. Le Poste inglesi, come le italiane, offrono diversi servizi, anche bancari. Bisogna capire bene allora a quale mandria di persone accodarsi. La mia fila dura almeno una decina di minuti. Davanti a me due ragazzi, e subito oltre un anziano signore, appoggiato a un bastone e dal passo incerto. La fila è rallentata da un signore ancora più anziano che rimbrotta l'impiegato, lamentando qualcosa circa due schedine del Bingo(u). Durante l'estenuante attesa, l'anziano signore appoggiato al bastone scorge qualche prodotto in bella vista su un espositore parallelo alla fila, a un solo passo da lui. Esce dunque dalla fila per dare un'occhiata e risolve per prenderlo. Ritorna sui suoi passi, quand'ecco che un'odiosa impiegata grassoccia gli intima con fermezza che rasenta la violenza di tornare in fondo alla fila perché ne è uscito e ha perso ogni diritto precedentemente acquisito. Personalmente, avrei voluto insorgere e dirne quattro (in italiano; in inglese non so dirne più di due...) alla sgradevole zittellona. Mi sono trattenuto, però, perché la mia missiva era urgente, il mio tempo poco, e non volevo perdere la mia priorità in fila...

I ragazzi polacchi cui ho già fatto cenno - e che non conosco... - ne hanno passata un'altra. Per due sere di fila, la ragazza e una sua amica (rispettivamente 31 e 26 anni) hanno ricevuto la richiesta del barista di un pub di mostrare il documento di identità per appurare il loro diritto a ordinare dell'alcool. Entrambe le volte si sono sentite dire che il documento polacco non è considerabile valido e sono state invitate ad allontanarsi dal locale. La seconda volta, il marito della 31enne - che ancora stava pensando...non tanto all'auto, immagino, quanto ai suoi cd preferiti in essa contenuti - ha deciso di chiamare la Polizia e denunciare l'accaduto. Qui in UK, infatti, il codice prevede il reato di racist discrimination.

Concludo il post con una nota più accademica e polverosa.
Sto seguendo diversi seminari, oltre a perdere diottrie su libri e manoscritti.
La cosa interessante di ogni seminario, quanto al costume locale, è che se ne avverte un carattere, uno stile, uno spirito distintivo.
Il seminario di Storia Medievale si tiene nel bellissimo All Soul's College. Qui ci si riunisce in una elegante sala moderna, la Wharton Hall, con un caminetto dominato dal ritratto del Prof. Wharton, già luminare del college in qualche dimenticata disciplina.
Quello di Inglese Medievale ha luogo in una modernissima e anonima struttura della Facoltà. La stanza è asettica e assai poco confortevole. Ben più simpatico è invece il fatto che, al termine del dibattito (molto breve, invero), la serata termina con wineries copiosamente offerte al piano superiore...
Il top però è il seminario di Teologia e Storia Medievali, ospitato dal mirabilante Merton College (il quarto più antico di Oxford, dove ha studiato filosofia Wyclif). Qui ci si riunisce nella splendida Breakfast Room e all'arrivo si riceve gentilmente dalle mani del docente ospite una tazza - in porcellana blu e bianca - di ottimo earl grey. Ognuno si tiene la propria tazza di fianco al block-notes e sembra di essere al club di Fogg ne "Il giro del mondo in 80 giorni".

Per ora è tutto!
Vi mando un abbraccio da un'Inghilterra finalmente baciata dal sole.
Gigi

domenica 8 febbraio 2009

Sunday Videos #2

Carissimi,

come promesso, ecco di nuovo una piccola selezione di video spassosi per un po' di sano relax domenicale.

La settimana è stata densa, infatti: il viaggio in auto da Milano assai impegnativo, il rientro qui molto produttivo e al contempo molto piacevole, nonostante la reazione impanicata - assai divertente, a ben vedere - dei britannici per poco più di dieci centimetri di neve.

Mercoledì mattina, sotto una lieve nevicata, la città era silenziosissima e non c'era quasi nessuno per strada. I pochi erano impegnati a fotografare le guglie innevate o, altrettanto spesso, a lanciare palle di neve.

Gli inglesi si sono rivelati dei gran giocherelloni!
Gli autisti dei bus in pausa hanno improvvisato in pieno centro una battaglia, trincerandosi dietro le auto e spesso colpendo i passanti.
Alcuni studenti si sono nascosti dietro i merli dei loro colleges, aspettando l'occasione propizia per scaricare sulle teste dei passanti ignari massicce dosi di neve!
Pupazzi sono sorti un po' ovunque.

Il sistema dei trasporti ha subito notevoli disturbi: non tanto in Oxford, dove le strade e i marciapiedi vengono puliti continuamente; piuttosto, in direzione di Londra, quasi impossibile da raggiungere a causa della pessima viabilità.
Un amico di amici ha impiegato 13 ore per raggiungere Oxford da Gatwick.
Un ragazzo che ho conosciuto ieri sera ha rinunciato ad andare a una conferenza a Londra e a metà strada ha cambiato bus ed è tornato indietro. Nella cittadina dove è sceso si è imbattuto in due persone che si aggiravano con gli sci di fondo ai piedi...

Ma bando alle ciancie!
La ricerca dei video non è stata semplice: avrei voluto farvi vedere due pubblicità progresso che vengono spesso trasmesse dalle emittenti inglesi.
Nonostante le lunghe ricerche, tuttavia, non sono ancora stato in grado di trovarle: una è contro l'abuso di alcool, l'altra contro il crescente abbandono degli studi universitari.
Ma non mi do per vinto e chissà che non mi riesca per la prossima settimana: sono davvero notevoli!

La ricerca però non è stata infruttuosa: inizio, dunque, a presentarvi altre due pubblicità progresso inglesi.

La prima fa parte dell'insistente campagna televisiva contro il consumo di tabacco, che qui, nonostante le sigarette siano notoriamente molto care, è decisamente diffuso.
La trovate qui: http://www.youtube.com/watch?v=-GfyKfcijDA

La seconda è un buon esempio di pubblicità progresso inglese rivolta contro l'uso di cocaina (e al contempo a favore della protezione degli animali).
La trovate qui: http://www.youtube.com/watch?v=5bdwTnf8UX4

Indugiando sulle pubblicità, per un qualche strano collegamento sinaptico sono andato a cascare sui vecchi filmati di Guzzanti nelle vesti di Vulvia, l'impacciata annunciatrice di Rieduchescional Ciannel! Ce ne sono diversi online, tutti davvero spassosi.
Ne trovate qui uno, per incominciare: http://www.youtube.com/watch?v=j0Gx0eCJoWU

Non poteva mancare anche questa settimana un appuntamento musicale. Questa volta è il turno del Duetto buffo di due gatti di Rossini, nell'interpretazione di Monserrat Caballé e Monserrat Marti.
Lo trovate qui: http://www.youtube.com/watch?v=0jsqnnIzohA

Infine, alla luce dell'enorme successo riscontrato dal precedente video sportivo (il mago del biliardo), torno sul tema delle spectacular sport skills con il seguente "balletto" di due maghi del ping pong.
Lo trovate qui: http://www.youtube.com/watch?v=vtouua5mktc

Un abbraccio e a presto per aggiornamenti.
Buona domenica!
Gigi

p.s.
Nella sezione foto, un nuovo album contenente alcuni scatti della neve a Oxford. Purtroppo la luce era terribile. Ma mi sono inerpicato in cima al campanile di St Mary's Church, su High St, per immortalare la città dall'alto!

martedì 3 febbraio 2009

Note folkloristiche - parte prima

Carissimi,

sono di ritorno in Inghilterra, dopo una brevissima - ma molto piacevole - parentesi meneghina.

Ieri sono ripartito in auto e ho attraversato un'Europa nevosa (fino al Gottardo) e poi a tratti piovigginosa (fino a Bruges), mentre la bufura di neve imperversava sulla testa della Regina Elisabetta e bloccava scuole e mezzi di comunicazione.

Ora sono sul traghetto e il cielo è terso, ma a partire da stesera alle 21 è prevista di nuovo neve, sicuramente a Oxford. E così nei prossimi giorni. Spero che abbiano pulito per bene le strade, perché non vedo l'ora di scaricare l'auto e rimettermi in pista.

Sulla via del ritorno, penso alle belle due settimane che vi ho già trascorso, alle tante persone - simpatiche e in gamba - che ho conosciuto ai seminari, in biblioteca, e in altre occasioni molto più gioviali. Sono state due settimane ben oltre ogni più rosea previsione. Più avanti vi racconterò qualcosa dei miei contatti qui, accademici e non.

Ma tornando nella Perfida Albione, la mente va anche alle tante stranezze in cui mi imbatto ogni giorno. E visto che ho tante volte annunciato un post dal tema Ils sont fous ces Bretons!, inizio a fornirvi qualche nota folkloristica raccolta in questo primo periodo.
Ne seguiranno altre, senz'altro più succulente, perché l'occhio italico non si abitua al contesto inglese, ma quotidianamente si aguzza (non per suo merito, ma per le incalcolabili bizzarrie di quei simpatici barbari).

Ecco, dunque, alcune prime osservazioni.

In bicicletta
:

I sudditi di Sua Maestà non circolano in bicicletta come tutti i comuni mortali.
Innanzitutto e per definizione "sfrecciano": bambini, studenti, universitari, adulti, anziani, donne e uomini, tutti si lanciano all'impazzata sulle piste ciclabili.
E' facile riconoscere gli inglesi: sono quelli che superano gli altri ciclisti - e che, quindi, spesso ti superano.

Individuare gli inglesi è facile anche per un secondo, ma non secondario, indizio: l'abbigliamento.
Gli europei continentali o gli stranieri di altre parti del mondo si aggirano per Oxford ben bardati.
Gli inglesi si muovono alle 9 di mattina, a 50 all'ora in bici, con un semplice golf, possibilmente a V, senza sciarpa, senza guanti, senza cappello. Le ragazze, in bici o a piedi, se c'è un solo timido raggio di sole, girano in maglietta e - spesso - senza calze.
Se dunque la mattina ti supera un tizio in maglietta o con un abbigliamento che noi sfoggeremmo a settembre, è un inglese.

Infine, la sera gli inglesi in bici danno il meglio di sè. Il loro mezzo deve essere provvisto - per legge - di luci anteriori e posteriori lampeggianti.
Ho dovuto provvedere anch'io, dopo aver assistito più volte all'intervento di pattuglie di poliziotti in bici - appostate dietro gli angoli, per lanciarsi in un furioso inseguimento - per multare qualche improvvido ciclista senza luci.
Ma il loro standard di sicurezza è molto alto e allora tutelano la propria incolumintà indossando giacche o gilet gialli fosforescenti e stringendo i pantaloni alle caviglie con bande catarinfrangenti (in alternativa i pantaloni sono infilati dentro le calze, onde evitare che il grasso del mozzo e della catena li lordino).
Quindi la sera se un albero di Natale di supera a 50 all'ora, è un inglese.

In biblioteca
:

Per noi tutti è assolutamente naturale entrare in biblioteca e appoggiare il nostro zaino per terra. In questo gli inglesi sono bravi ragazzi come noi.
Decisamente insolito è piuttosto il loro costume di togliersi la giacca (quei pochi che la portano) e mettere per terra pure quella sulla moquette di rito o, in ogni modo...per terra!

E ok, molti di noi hanno visto spesso compagni e colleghi togliersi le scarpe sotto i banchi di un aula o i tavoli di una biblioteca.
Ecco, fatico invece ad abituarmi agli inglesi che si tolgono le scarpe e si mettono le pantofole (o le Crocks).
Che dire poi del fatto che, mezze desnude come ho detto, diverse ragazze estraggano dallo zaino una graziosa coperta da mettersi sulla gambe?

Per strada:

Camminare per le vie del mio quartiere è piacevole. Abito in una zona popolare e studentesca. Ogni negozio è un angolo di mondo: sfidano il Tesco e la Coop una miriade di alimentari polacchi, pakistani, indiani, bangladeshiani, italiani; chiesette di ogni confessione si alternano alla scuola coranica. Studenti di ogni parte del mondo fa la fila insieme agli immigrati del Commonwealth.
Non mancano però alcune stranezze...

Innanzitutto, passeggiando con le mani in tasca, in pace con se stessi, si rimane stupiti di incontrare dei minacciosi cartelli gialli che rappresentano un poliziotto con tanto di manganello, con alle spalle un gruppo nutrito di civili e la scritta Neighborhood Vigilance. We are watching you, o qualcosa del genere...
Non mi è chiaro se ci siano delle vere e proprie ronde, oppure se i vicini dai loro Bowindo siano autorizzati - e io per primo - a farmi gli affari degli altri.

Inoltre, per strada si incontrano alcune figure leggendarie. L'uomo che per ora chiamerò solamente Colui-che-abita-in-fondo-all'orto, ad esempio, ha efficacemente ribattezzato una di queste, con il nome "L'uomo che fluttua". Si tratta di un quarantenne di colore, dai capelli ricci e molto gonfi, pancione, che si aggira tutto il giorno con vestiti semi-laceri per la via, senza far niente. E' uno dei tanti titolari di un sussidio di disoccupazione introdotto dai governi Blair.
Tali sussidi, data la contrazione degli stipendi, hanno retto e si sono rivelati quasi appetibili per le classi sociali basse. L'uomo che fluttua, dunque, non ha praticamente più interesse a cercare un lavoro, almeno finché non percepirà il sussidio. E lui, insieme a molti suoi compari, fluttua placido giorno e notte per le vie.

Infine, val la pena parlare delle serate dei supereroi.
Già perché quelle menti degli studenti di qui, il sabato sera non vanno semplicemente fuori a ubriacarsi di brutto (cosa che pure fanno). Ma spesso si travestono.
Giovedì scorso sono uscito con l'uomo che per ora chiamerò Colui-che-abita-in-fondo-all'orto, per prenderci una birra (io, lui è astemio). Dopo pochi passi abbiamo incontrato Capitan America. Ho sentito altri racconti di queste bravate.
Non vanno a feste in maschera, ben inteso. Semplicemente vanno in un pub vestiti da supereroi (o altro), in mezzo alla gente "normale".
E ci è andata bene: qualche tempo fa nel pub in fondo alla via pare che ci fossero ragazzi e ragazze ubriachi che ballavano nudi sui tavoli del giardino per fumatori, che dà sulla strada. Specificare che c'erano 2 gradi sembrerebbe forse giustificare la cosa in altre condizioni meteo!
Un amico che ora studia a Bristol mi ha confermato che le notti brave finiscono presto in versione naked.

Per ora è tutto.
Alla prossima!
Gigi

p.s.
Per ovvi motivi logistici domenica scorsa è saltata la rubrica settimanale Sunday Videos. Ci scusiamo per il disagio. Domenica prossima si riprenderà regolarmente a trasmettere su queste onde.

domenica 25 gennaio 2009

Sunday Videos #1

Carissimi,

in questi giorni di intensa attività neuronale, non solo mi sono venute grandi idee (...), ma soprattutto ho cercato di procurarmi occasioni di ristoro per la mia testa non avvezza a tali ritmi di lavoro!

Frutto del cocktail di grandi idee e ricerca di sollazzo è la decisione di inaugurare una rubrica settimanale dal titolo Sunday Videos. Scelta generosa, la mia, che comporterà - come potete ben immaginare - una faticossissima selezione del materiale durante tutta la settimana. Ma per voi questo e altro.

Al fine di farvi subito affezionare alla gaia ricorrenza, quest'oggi vi offro tre succulenti filmati.

Il primo è un capolavoro di di Gioele Dix, indicatomi in questi giorni da colui che per ora chiamerò L'uomo che abita in fondo all'orto.
Si tratta di un pezzo di bravura di una decina di minuti, nel quale Dix legge, interpreta e sublima il cartello quadrilingue affisso sui finestrini dei treni. Un pezzo davvero ben riuscito, nel quale Dix ricorda il Gassman lettore delle bollette della Sip.
Qui il link: http://it.youtube.com/watch?v=TJzVX3CZ2XI

Il secondo filmato riprende il mitico complesso dei King's Singers, intenti nel eseguire a cappella l'Ouverture del Barbiere di Siviglia. Tra eccezionali doti canore e humor a tratti irresistibile!
Qui il link: http://it.youtube.com/watch?v=Oio1G-7aopo

Terzo e ultimo filmato per gli amanti delle imprese più ardite: il sedicente mago del biliardo all'opera.
Qui il link: http://it.youtube.com/watch?v=3dLoKmabpwA

E con questo è tutto.
Buona domenica e a presto!
Gigi

venerdì 23 gennaio 2009

Glocalism

Mentre tutto il mondo guarda da qualche settimana con preoccupazione - o con disarmante rassegnazione - alle tormentate vicende della Striscia di Gaza, anche qui a Oxford studenti, studiosi, docenti e gente comune scendono in piazza per protestare.

Sabato scorso, 17 gennaio, circa mille persone si sono mobilitate per protestare contro il Governo Israeliano. La marcia è stata organizzata dal gruppo "Palestine Solidarity Campaign - Oxford" e ha preso le mosse da Broad St, su cui si affacciano alcuni tra i più prestigiosi Colleges e la Bodleian Library.

Il momento più intenso della giornata è stato raggiunto quando la parola è stata presa da Avi Shlaim, membro della British Academy e docente oxoniense di Relazioni Internazionali. L'accademico, che negli anni '60 ha prestato servizio militare nell'IDF (Israeli Defence Force), ha richiamato l'attenzione dei manifestanti circa "la massiccia campagna di disinformazione" che accompagna, a sua detta, la maggior parte delle rivendicazioni israeliane nei confronti dei Palestinesi.

A suo avviso, è falso che siano stati i Palestinesi a rompere il cessate-il-fuoco ed è invece evidente che Isreale mente quando afferma di intervenire militarmente solo in difesa della sicurezza dei propri cittadini. Ha infine pregato la folla di persistere nelle attività di protesta e sensibilizzazione.

E così è stato. Ieri, a partire da mezzogiorno, alcuni studenti di varia età hanno occupato il Clarendon Building, l'edificio della Bodleian Library che si affaccia su Broad St e che accoglie gli uffici amministrativi e l'admission office. Per tutta la giornata, sotto la vigile osservanza di numerosi Bobbies, i manifestanti hanno urlato i loro slogan "Stop the siege", "Free Palestine" e distribuito volantini.

Tra le loro richieste, lo stanziamento di 5 scholarhips da destinarsi a giovani di Gaza, perché possano compiere gli studi universitari a Oxford, e l'interruzione di una serie di conferenze presso il Balliol College, inaugurate in questi giorni da Shimon Peres.

Osservare qui le manifestazioni di protesta su un tema di rilevanza internazionale mi fa sentire da un lato un cittadino del mondo come tutti, dall'altro doppiamente straniero.

Comune è la volontà di chiarirsi le idee, di manifestare la propria opinione, di dare una voce.

Diversi sono lo stile e le opportunità: gli studenti di qui, quando chiedono il confronto con i propri docenti, si confrontano con alcune tra le più autorevoli voci del dibattito intellettuale contemporaneo.
E a questo si aggiunga anche il fatto che in Inghilterra - nonostante il vento, anzi la bufera, di recessione economica e i travagli politico-culturali - l'integrazione tra i diversi gruppi entici è fortemente radicata, tanto che si fa sul serio della differenza un valore.

Nei volantini, si chiedeva ai cittadini e studenti di partecipare attivamente alla protesta, quali che fossero le loro "races and religions". In Italia un appello del genere puzzerebbe probabilmente di un malcelato (e pericolossissimo) laicismo o di impacciato tentativo di "politically correct".

Qui invece è il dato di fatto di una convivenza feconda, cosa a Oxford ancor più evidente, se si considera che molti studiosi incardinati e la maggior parte degli studenti di dottorato non sono inglesi.

Una nota conclusiva, per dire che tutto il mondo è paese: domenica scorsa ho comprato il "The Sunday Times". Ho deciso, infatti, che la domenica leggerò un giornale locale, per non passare qui quattro mesi accompagnato soltanto dalle notizie di Repubblica.it!

Be', nelle 500 pagine del celebre quotidiano e dei suoi inserti, non una riga era dedicata alle manifestazioni in corso. Mille manifestanti sono poche persone, è vero. Ma Oxford è pur sempre Oxford, anche in Inghilterra! Ma si sa, la storia delle relazioni tra lo Stato britannico e i territori levantini è lunga e complessa...

Questa pagina di cronaca locale-globale mi ha offerto qualche spunto di riflessione: spero anche a voi.

A quanto pare, il folklore dovrà attendere...
Ma sto raccogliendo appunti (e già alcuni collaboratori si sono fatti avanti)!

A presto

sabato 17 gennaio 2009

Spleen sui Concilia di Wilkins

Tanto tuonò che piovve.
Dopo tanta attesa, eccomi di nuovo a Oxford.

Sono qui da soli due giorni, eppure avrei già molto da scrivere a proposito del mio rocambolesco arrivo in ritardo per il maltempo, dei primi contatti con i miei bizzarri coinquilini, dell'immancabile scontro linguistico, del rasserenante Welcome back, Sir dell'incaricata della Biblioteca al rinnovo dei permessi, della lieve febbre che mi rincorre da casa, e in generale del groviglio di pensieri e affetti che ancora gravita su Milano mentre mi muovo con una certa confidenza per le strade e i viottoli di Oxford.

Riporterò invece solo un fatto, che mi ha fatto pensare.

L'indomani del mio arrivo - come per sfogarmi - mi sono messo in pista già di prima mattina. Tornare nella Bodleian Library è stato nuovamente emozionante, nonostante vi abbia trascorso molte ore appena più di un anno fa.

La ricchezza del suo patrimonio librario e la bellezza degli edifici non può che lasciare mozzafiato. Così come incuriosiscono (e un po' inquitano) i volti degli studenti, ma soprattutto degli studiosi e dei docenti che hanno speso qui tanti anni di duro lavoro (ricordate quella frase sulle borse Einaudi circa i lettori-dormienti?).

Ma torniamo a noi. Oltre a studiare per la tesi e a seguire alcuni seminari settimanali, il mio soggiorno inglese mi permetterà di compiere un bel po' di ricerche documentarie che a Milano posso solo sognarmi: devo cercare un po' di titoli che mi sono già segnato nei mesi scorsi, alcuni che non ho trascritto e posso solo provare a ricordare, altri che troverò per caso, passeggiando con le mani in tasca lungo i corridoi delle varie sale.

Ecco, ieri ho dato il via alle mie prime ricerche. La memoria va sicura a ripescare autore e titolo: si tratta di un'opera in più volumi del 1737, i Concilia Magnae Britanniae etc. curati da David Wilkins, che raccoglie bolle ed epistole papali e arcivescovili indirizzate al Regno e alla Chiesa di Inghilterra. Il terzo volume contiene un'epistola di un attivo vescovo dei primi del XV secolo (Th. Arundel) che riporta 267 tesi estratte dalle opere del mio Wyclif e in seguito condannate. Questa lista poi sarebbe finita al Concilio di Costanza, che la discusse, la modificò, ma alla fine - per uno strano caso che la storiografia non ha ancora compreso appieno - non condannò.

Lo so, quello che sto scrivendo annoierà i più (cosa che gioca a favore della vostra salute mentale!), ma...mettetevi nei miei panni: di questa lista io leggo da 5 anni e mi sono sempre chiesto che cosa ci fosse riportato.
Nessun altro testo la riporta.
Gli studi e gli articoli dedicati alle condanne di Wyclif fanno solo riferimento alle pagine, ma non riportano alcun dato...
Insomma, per farla breve: quando estraggo il volume dalla sua mutanda protettiva in cartone provo una profonda emozione. Quando poi, sfogliatolo pazientemente, trovo le pagine, mi sento addirittura un archeologo, uno Schliemann davanti alla maschera di Achille!

Non finisce però qui la storia. Dopo aver individuato la sezione che mi interessa, mi rivolgo alla bibliotecaria per chiedere come posso procurarmi una riproduzione. Scopro così che il testo è troppo vecchio per essere riprodotto, ma che online è disponibile una versione in pdf che riporta le immagini digitali di tutta l'opera.

Mentre mi fornisce tutte le informazioni, non posso che fare
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ricerca inutile, avrei potuto stamparmelo anche a Milano!

Però.
Però non avrei avuto il piacere di aprire quelle pagine polverose. Ora che ho la mia stampata in saccoccia, le ho solo dato un'occhiata rapida e dovrò ricordarmi di leggerla.
Prima di tornare qui, invece, non vedevo l'ora di avere tra le mani il Wilkins...
E il ragazzo ha fatto il suo dovere!

Vi prometto che non scriverò sempre dei pezzi così, altrimenti rinomino il blog e mi firmo Umberto Eco! Ma, non so perché, di tutte le cose - alcune più serene, altre più burrascose - di questi primi giorni a Oxford, quella cui più tenevo era questa.

Perché non vi preoccupiate, vi annuncio dunque che tra qualche giorno, consolidata la mia presenza qui, scriverò un post sulle mie osservazioni etnico-folkloristiche d'Oltremanica. Ragazzi, sono pazzi questi inglesi!