mercoledì 18 marzo 2009

Note folkloristiche - parte terza

Carissimi,

con questo post torno ad indossare le vesti dell'esploratore delle micro-culture della vita d'Oltremanica. Negli ultimi tempi, ho raccolto tanto di quel materiale da poter riempire interi server (la metafora è ardita, ma l'era cibernetica impone la ricerca di nuovi modi di dire).

Partiamo subito!

Lingua e cultura.

Com'è noto, cultura e linguaggio intrattengono una strettissima relazione, riflettendosi l'una nell'altro e condizionandosi a vicenda. Vi sono concetti inesprimibili in un'altra lingua e sfumature inafferrabili, come ben sa chi si cimenta sul serio con l'impresa della traduzione.
Si può imparare tanto prestando un po' di attenzione alle espressioni tipiche della lingua di un popolo, e io sono particolarmente rapito da alcune di quelle inglesi.

Prima una parentesi. Ho letto di recente che, nell'immediato secondo dopoguerra, alcuni linguisti pubblicarono uno studio nel quale individuavano il cosiddetto Basic English, una versione liofilizzata dell'anglico idioma composta di soli 850 vocaboli. Ricorrendo a questi soltanto, si argomentava, è possibile comunicare qualunque informazione.
Questo, a fronte dell'evidenza che l'OED - l'Oxford English Dictionary, ora consultabile gratuitamente anche online - annoverasse al tempo circa 600.000 voci correnti.

Ma torniamo ad alcune espressioni inglesi che mi appassionano alquanto.

Capita molto spesso di sentire un modo di dire che mi fa davvero sorridere. Gli inglesi, infatti, non amano sottolineare la loro disorientata estraneità a qualcosa ricorrendo semplicemente a espressioni come "I don't like it" o "I'd rather not", ma preferiscono ricorrere a un più icastico It's not my cup of tea!

E cosa dire, allora, di quando al posto di asserire semplicemente "that's unfair!" (espressione comunque che va per la maggiore) esclamano un That's just not cricket!

Per non tacere di quando, consegnate al grezzo proprietario di un pub le monete contate per pagarsi da bere, ci si sente rispondere con un inaspettato Lovely!

L'altra sera mi sono sbellicato dal ridere quando un amico mi ha detto che presto avrebbe inaugurato casa e mi avrebbe invitato. Quando ho realizzato l'housewarming di cui parlava non aveva niente a che fare con l'impianto di riscaldamento tutto è tornato più chiaro - anche se non posso non interrogarmi sul motivo per cui questo popolo chiami così il primo invito nella nuova casa...perché eccezionalmente la si riscalda? perché il calore umano degli amici dà una mano? mistero...

Fuori da ogni mi compresione, infine, è il fatto che uno non si dica semplicemente "sad", ma - specialmente se la propria squadra di calcio ha perso - si definisca as sick as a parrot.


Piccole e grandi regole


Gli inglesi osservano scrupolosamente un gran numero di regole e divieti, tutti come noto preceduti da un cordiale Please. Al di là dei divieti più bizzarri, trovo molto indicativa della mentalità inglese la serie di divieti che inizia con le parole It's against the law...
La mia personale interpretazione è la seguente: il popolo inglese si ritiene da tradizione un campione delle libertà individuali; perciò, scrivere che qualcosa è illegale dovrebbe richiamare con efficacia all'attenzione del cittadino la forza del divieto.
Gioele Dix qualche settimana fa ci ha fatto solo immaginare quali effetti nefasti potrebbe causare l'affissione in Italia di un cartello che inizia in quel modo...

A ben vedere, però, pur considerandosi i paladini delle libertà individuali, nella realtà dei fatti gli Inglesi sono ora un popolo controllato oltre ogni misura e in preda a una security crisis.
Non c'è strada, non c'è locale, non c'è mezzo pubblico che non sia osservato dai CCTV (telecamere a circuito chiuso, anche su tutti i bus!) e che non sia tappezzato di divieti.

Ieri si disputato il match Italia vs. Francia di rugby. Con qualche amico ero al pub a vedere la partita e i proprietari hanno chiamato la polizia perché c'era un immigrato brillo che chiedeva l'accendino agli avventori, senza arrecare a dire il vero alcun problema.
Nel giro di pochi minuti si sono presentati quattro poliziotti (tra i quali un'inattesa poliziotta velata - l'immigrato era di origine musulmana) e, dopo qualche accertamento, fra lo stupore (nostro) e la più assoluta tranquillità (degli autoctoni), è stato portato fuori dal locale in manette... E così ho assistito al mio primo arresto in diretta.

Lasciando da parte gli inquietanti e ossessivi divieti (e i fermi immotivati), vi sono altre infinite piccole regole e consuetudini locali che offrono esempi più simpatici del carattere e del costume britannici.

Al supermercato, ad esempio, nessuno si permette di appoggiare le proprie cose sul nastro della cassa senza aver prima disposto l'apposito divisore. Inglesi e internazionali (appena arrivati o sgarbati) si riconoscono infallibilmente per questo piccolo gesto, oltre che per le reazioni suscitate dalla violazione di questo precetto dell'etichetta locale.

Per strada gli automibilisti reclamano senza sconto alcuno ogni loro diritto, salvo poi inchiodare se un pedone, anche all'ultimo, pensa anche solo lontanamente all'ipotesi di - un giorno, forse - attraversare la strada.

La consuetudine più bella resta la campana suonata alle 23.00 nei pubs che segnala l'ultima possibilità di ordinare da bere. La dimensione del pub mi piace moltissimo: non abbiamo in Italia alcunché di simile, se non solo lontanamente. I pubs qui sono dei locali in cui si trascorre piacevolmente il tempo, quale che sia lo status sociale o economico, l'età o - da qualche decennio - il sesso e...il grado di alchool addiction! La domenica si gioca il big quiz, si leggono i giornali, si possono usare tanti giochi da tavolo.
Spiegavo a Louise, la signora con cui converso una volta alla settimana, che in Italia ci sono locali indirizzati specificamente ad alcune fasce d'età o di reddito, e che chi "si trova fuori posto" viene guardato con un certo sospetto.

Politica

Chiacchierando con i miei amici inglesi, tutti dottorandi e generalmente colti, resto sempre stupito dalla loro ignoranza politica.
In generale, gli Inglesi che non studiano Storia all'Università dimostrano una certa ignoranza rispetto ai corispettivi italiani.
Ma quello che mi lascia molto colpito è il loro disinteresse al dibattito politico. Possono sapere qualcosa sulle politiche finanziarie, ma per il resto brancolano abbastanza nel buio.
Commentando il fatto che in Italia, la mattina al bar o in pausa pranzo, parlo sempre di politica con i miei amici, i colleghi di qui hanno dato la seguente interpretazione: che noi ne parliamo ogni giorno perché ci chiediamo "Oggi chi è al governo?", un po' come fanno loro con il tempo atmosferico qui...

Ultimamente, sull'onda della crisi finanziaria, qui avvertita - qual è di fatto - come devastante, sta però tornando al centro dell'attenzione il tema pro or against UE.
I miei amici inglesi mi dicono che ora loro iniziano a sentirsi favorevoli all'ingresso nell'Unione, ma sono mossi soprattutto da ragionamenti di interesse economico.
E così affiora che il splendido isolamento inglese è davvero parte del loro DNA: Henry, che studia filosofia contemporanea tedesca e francese e ha speso molti mesi in Continente, dice che gli Inglesi si sentono poco europei prima di tutto geograficamente.

Mi fermo qui. Mi sono fatto prendere la mano e ho detto la metà delle cose che avevo pensato di raccontarvi. Sarà per la prossima!

Oggi è anche domenica, giornata di video. Ve ne propongo uno solo, che avrete visto, ma che non posso evitare di riproporvi: qui il link.

Buona settimana amici e a presto,
Gigi

domenica 15 marzo 2009

Sunday Videos #5

A volte ritornano...

Dopo essere stato rimproverato da più parti per aver mancato a due appuntamenti domenicali, torno a proporvi una piccola rassegna di video per il vostro tempo libero - da ritagliare, a questo punto, durante la prossima settimana!

Qui a Oxford tutto va bene. Oggi sono stato invitato per una colazione medievistica a casa di una importante studiosa di qui, con un altro mio collega e, ormai, amico conosciuto due mesi fa.
La prospettiva di parlare di Wyclif a tavola e in inglese (con due madrelingua, più un terzo che all'ultimo non ha potuto unirsi a noi) un po' mi terrorizzava.
Ne sono uscito a testa alta e, credo, con onore!

Ma, soprattutto, il pranzo è stato piacevolessimo e il pomeriggio si è concluso con l'amico Rory in un pub, per goderci il secondo tempo della partita di rugby Enland vs. France, inaspettatamente a favore degli amici d'Oltremanica.

Alla fine di questa piacevole giornata, ecco dunque una selezione di video sciolti, senza alcuna unità tematica.
Già che ci siamo, vi faccio presente che nella sezione Foto ho messo nuovi scatti nell'album "Herefordshire e Cotswolds": sono foto fatte con Piki lo scorso weekend. In settimana, inoltre, pubblicherò un post antropologico-culturale, come promesso.

Passiamo, dunque, ai video.

Qui a Oxford le persone che frequento sono spesso accomunate da due caratteristiche: sono dei cervelloni e altrettanto amano diverstirsi in modo molto semplice e genuino (oltre che ingurgitare ettolitri di birra et similia). Ho scoperto in questi tempi - grazie a una soffiata - un cartone animato degli anni Novanta che non avevo mai visto, vale a dire Mignolo col Prof. Ve ne propongo un breve assaggio a tema.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=Pb7imPo3vwE&feature=related

Uno dei miei timori per il pranzo di oggi riguardava la mia capacità di reggere a tre/quattro ore di conversazione semi-tecnica in inglese. Nonostante ormai mi sia fatto un buon orecchio qui e la mia loquela si sia decisamente sciolta, e nonostante siano anni che leggo tutti i giorni in inglese accademico (oltre che in latino...), faccio ancora fatica a parlare a lungo in modo "formale". Ogni tanto vorrei avere la sicurezza di dizione e la facondia di Alberto Sordi nel suo celebre provino in RAI, oltre che la sua smisurata competenza - magari senza dover pagare lo scotto di una tale "dentatura":
Qui i link: 1. http://www.youtube.com/watch?v=CNDylbwxOyM
2. http://www.youtube.com/watch?v=KksuUDafHoE&feature=related

Torna nella rubriva Sunday Video una perla di musica popolare regionale. Questa volta tocca alla Pizzica leccese-salentina, di cui tanto sento parlare da queste parti (il mondo è piccolo, e gli italiani sono dappertutto, specialmente i pugliesi...!).
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=mEVB_QAtgwI

Altro grande ritorno è quello dei maghi degli sport. Dopo il biliardo, le freccette, il ping pong e il curling, è il turno di un celeberrimo match di pugilato. Siamo nel 1974, incontro per il titolo mondiale dei pesi massimi. Contentendi: Muhammad Ali (da poco uscito di prigione per motivi politici, che per protesta lo portarono a essere renitente alle leva) e George Foreman. Incontro in Zaire, dove tutta la popolazione si schiera con Ali, salutato con incontenibile entusiasmo come un campione dei diritti degli afro-americani negli USA e amato per la sua campagna di informazione sullo stato di povertà e corruzione dell'Africa.
Non sono un vero appassionato di pugilato, ma questo video è davvero un pezzo di storia del Novecento e, per molti, è pura leggenda. Tutto di questo match sembra intriso di epopea: le condizioni politiche dello Zaire, le precedenti tensioni tra i due pugili, la figura affascianante di Ali, l'arroganza insopportabile di Foreman, i continui rinivii per le piogge incessanti o per piccoli infortuni. E poi l'incontro. Ali dal primo round al sesto non fa altro che incassare: sembra non riuscire a domare l'avversario, subendone senza requie l'iniziativa. Foreman pensa di avere in pugno la situazione e non teme il dispendio delle proprie energie. Il resto lo vedete da voi. Al di là di molti video anche scaricabili da internet sui giorni precedenti e i commenti tecnici, la migliore descrizione del match la la trovate raccontata dall'avvocato Guerrieri nel terzo volume dei gialli di Carofiglio.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=8Wd8yMvV_PY

Ai pochi amici melomani - e agli altri che possono farsi tentare dalla cosa - passo un (non)video di quello cui Piki, Tino ed io eravamo supposti assistere sabato scorso alla Royal Opera House, vale a dire lo show delle superstars Anna Netrebko e Elina Garanca ne "I Capuleti e Montecchi" di Bellini.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=1gPGnxaNffc&feature=related

Anche per questa volta è tutto.
Buona visione e a presto!
Gigi

giovedì 12 marzo 2009

Da un weekend all'altro...

Carissimi,

le ultime settimane sono state talmente impegnative da farmi mancare qualche appuntamento nell'aggiornare il blog, come qualcuno ha puntualmente segnalato.
Dopo il soggiorno cantabrigense e il primo weekend di peregrinazioni turistiche, ho trascorso una fruttuosa settimana di lavoro, seguita da un lungo fine settimana in compagnia della Piki, giunta in visita dall'Italia, e in parte di Tino, mio vecchio e carissimo amico.

Con lui ci siamo incontrati a Londra, dove abbiamo fatto lunghe passeggiate esplorando quartieri, mercati e pub, oltre che visitare la bellissima British Library.
Ragione principale della nostra visita è stata la rappresentazione de I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini, alla Royal Opera House - Covent Garden. Stars della serata, da cartellone, Anna Netrebko e Elina Garanca. La Netrebko, ahinoi, ha però dato forfait ed è stata sostituita da una sconosciuta Eri Nakamura, che si è difesa con onore pur lasciandoci rimpiangere la nostra "Giulietta".

La cornice del teatro, tra l'antico e il moderno, ha aggiunto il tocco finale a una serata davvero piacevole, conclusa tra le vie di Soho dove ho mangiato il mio primo sushi.
Insomma, una vera uscita da dandy...ma non sono nuovo all'esperienza, come testimonia la foto che apre questo post, pubblicata sulla prima pagina di un periodico di informazione scaligera e scattata in occasione della primissima per i giovani del Don Carlo! [Dovrete attendere qualche tempo per la foto: la connessione a casa è lenta e potrò caricarla la prossima volta che vado in Library con il pc...!]

Rientrati a Oxford, con la Piki siamo ripartiti lunedì alla volta di Hereford: la cattedrale - niente di che, a dire il vero - possiede però un documento preziosissimo, la Mappa Mundi (1300 circa), un capolavoro della cartografia medievale, rappresenzione geografica, iconografica e allegorica del mondo allora conosciuto (e sconosciuto).
Lasciata Hereford, ci siamo dedicati a lunghe peregrinazioni nella campagna inglese, tra Herefordhire e Cotswolds.

Ora sono tornato alla base e ho ripreso il mio lavoro. Domenica prossima mi attende un pranzo wycliffita: sarò infatti ospite dalla super professoressa Anne Hudson, la maggiore esperta della tradizione dell'insegnamento di Wyclif nel movimento lollardo. Con me, saranno convitati Kantik Ghosh, il docente mio referente qui, e Rory Cox, il collega dottorando di storia che ho conosciuto ormai due mesi fa e che studia anche lui l'amato vecchio John. La prospettiva del consesso wycliffita mi entusiasma e mi terrorizza allo stesso tempo...spero di essere all'altezza!

Per il resto, qui a Oxford procede tutto benissimo: mi sento proprio a casa e ormai ho legato con tante persone. In primo luogo, con i miei vicini italiani, con cui vado molto d'accordo.
Poi ho tre amici inglesi, Rory, Henry e Tristan con i quali mi vedo qualche volta in settimana. Non mancano altri contatti, infine, che contribuiscono a rendere ancora più piacevole il mio soggiorno.

Quanto infine all'ambiente circostante, sto raccogliendo ulteriore materiale folkloristico e credo che settimana prossima sarò pronto a offrirvi un nuovo saggio di etnografia di questo popolo bizzarro e affascinante.

Vi mando un abbraccio,
Gigi

lunedì 2 marzo 2009

Monday Photos

Gente,

qui sta per scoppiare la primavera!
I primi boccioli colorano i prati e l'aria è frizzante.
I giorni di neve e di vento gelido di una mesata fa (come direbbe Montalbano) sono soltanto un ricordo lontano.

Ieri è stata una giornata fantastica, baciata da un tiepido sole e trascorsa nella speldinda cornice dei Cotswolds. Il fine settimana tutto è stato molto ricco.

Lasciata Cambridge sabato mattina, ho fatto subito capolino alla cattedrale di Ely, famosa per la sua torre ottagonale, che mise alla prova l'ingegno dei progettisti e richiese un notevole quantitativo di legno di quercia per sostenere il centro croce tra transetto e navata.

Poi, è stata la volta di Peterborough, non molto lontana da Ely. Anche qui la principale attrazione è la cattedrale, che qualcuno ha descritto come la più bella in Europa per la sua facciata. Devo ammettere che non l'ho trovata particolarmente eccitante: per restare solo in Inghilterra, la facciata della cattedrale di Wells le fa un baffo. In ogni modo, davvero splendido l'originale soffitto della navata in legno, risalente al XII secolo.

Ho ripreso l'auto e ho puntato verso nord, destinazione Lincoln. Ci tenevo particolarmente a visitare la cittadina. Nel Medioevo è stata un centro nevralgico dell'Isola e la sua diocesi, vastissima, raggiungeva Oxford.

Ho visitato il castello, divenuto poi durante le epoche giorgiana e vittoriana prigione di massima sicurezza: disumane concezioni pseudo-psicologiche ispirarono una politica di completo isolamento dei prigionieri, rinchiusi in celle singole e prive di aperture. Addirittura agghiacciante la cappella del carcere, a forma di emiciclo diviso in postazioni singole, come loculi isolati, per evitare ogni contatto visivo tra i detenuti. I risultati di queste "illuminate" misure preventive - ispirate a una concezione che riteneva le tendenze criminali contagiose - furono un alto numero di suicidi e l'insorgere di un alttissimo numero di disturbi mentali. Il bilancio negativo, fortunatamente, convinse le autorità a sospendere i trattamenti.
Il castello resta un bellissimo esempio di fortificazione medievale, con alcune parti molto antiche.

La cattedrale è splendida sia nella sua architettura esterna - facciata con due alte torri, e alta torre centrale all'incrocio tra transetto e navata, bellissimi gli archi rampanti che sostengono i muri della sala capitolare che dà sul chiostro -, che nella sua disposizione interna. Celebri anche le sepolture, da Caterina di Aragona - prima moglie di Enrico VIII - a Maria Stuarda. Un terremoto danneggiò seriamente la struttura pochi decenni dopo la costruzione e il signore del posto finanziò sostanziosi lavori di restauro. Ne è traccia il fatto che dieci metri dopo l'ingresso gli archi si incontrano lungo una linea sfasata rispetto a quella originale, a causa degli smottamenti causati dal terremoto.

Domenica, dopo una nottata a Birmingham, ho visitato con Martina (che fa un Erasmus là) i Cotswolds. Ci siamo lasciati perdere intenzionalmente tra campi e paesini, facendoci salvare dal Tom Tom, e percorrendo itinerari panoramici indicati da una guida. La guida ai migliori pub inglesi regalatami dalla Piki ci ha permesse di mangiare in un magnifico pub del 1600, vincitore di 4 premi negli ultimi anni.

Nella sezione Foto-Picasa trovate un piccolo assaggio di Cambridge e Cotswolds, che suppliscono alla mancanza dei video domenicali!
Nei prossimi giorni metterò qualche foto anche di Ely, Peterboro' e Lincoln.

Un abbraccio,
Gigi

giovedì 26 febbraio 2009

From the other place!

Cari tutti,

sono arrivato da qualche giorno in the other place, l'espressione molto britannica con la quale gli oxoniensi usano chiamare Cambridge, e viceversa.

Vi scrivo - un po' di straforo - dal computer del figlio della mia landlady di qui. Sono capitato davvero bene: la famiglia, composta solo da loro due, e' molto simpatica, parlano un inglese dall'accento puro ed e' un piacere chiacchierare con loro prima e dopo cena (vale a dire intorno alle 19.00!).

A Cambridge sono venuto per un primo esame autoptico - cosi' si dice - del manoscritto che sto studiando, tra le altre cose, in questo periodo. Il mio breve soggiorno qui e' stato fruttuoso ma molto stancante: la splendida sala in cui studio - che vedete nella foto - e' aperta solo dalle 9 alle 17, e quindi devo sfruttare ogni minuto, senza quasi concedermi requie. Non so infatti quanto sara' facile tornare qui, anche se sono certo che dovro'.

I miei giorni qui sono stati resi piacevoli dalla famiglia ospite, come ho detto, ma anche da altri incontri piu' o meno pianificati. Lunedi' ho visto Benedetta, che avevo conosciuto di sfuggita e che sapevo dottoranda in un college di qui. Me la ricordavo molto simpatica e gentile e cosi' e' stata: con lei ho potuto girare un po' per gli angolini da intenditori di Cambridge, compresa una birra nel pub interno al suo college.

Mi ha raccontato - e cosi' inizio a insirire qualche chicca del folklore locale - che gli studenti e i fellows del suo college, il St John's, possono chiedere la chiave per salire sulla bella e alta torre che sovrasta l'ingresso a uno dei cortili principali (a Oxford si chiamano quads, qui in un altro modo...come tutto!). Una antica regola del college, pero' proibisce ai custodi di consegnare alla fine del trimestre le chiavi agli studenti undergraduates - i nostri triennali -, per evitare che si buttino giu' dalla torre per la disperazione che precede le prove d'esame...

Cambridge e' molto piccola, e mi piace meno di Oxford, anche se i colleges sono bellissimi. Tolta la cerchia centrale, circondata dai bellissimi e verdissimi backs, la citta' sembra sparire nel nulla. Non e' un caso che - e torna il folkloristico duello di Oxbridge - i cantabrigensi chiamino Oxford the town e gli altri chiamino Cambridge the village.

Tutto chiude alle 5, appunto, e mi e' difficile fare due passi e - chesso' - spulciare i libri usati di un secondhand, perche' quando esco dalla biblioteca e' gia' tutto chiuso.

Studio in una biblioteca dall'ingresso ristrettissimo. Quando ho scritto la prima mail per segnalare la mia intenzione di venire una settimana qui, mi hanno risposto dicendomi che avrebbero riservato una sedia per me. Inizialmente, ho pensato di aver capito male l'inglese della archivista. E invece, una volta arrivato ho scoperto che la splendida sala interamente progettata da Ch. Wren, sebbene lunga una ventina di metri, ha solo sei posti a sedere!

Si studia tutto il giorno sotto il vigile sguardo di un bibliotecario. Ieri stavo finendo di controllare alcune righe del mio manoscritto e mancavano cinque minuti alla chiusura, il mio guardiano senza neppure alzare gli occhi dal suo libro e senza quasi muovere la bocca mi ha lasciato intendere: "And so...I'm thinking I'm going home now. And so you...". Messaggio ricevuto.

Gli inglesi hanno due modi per comunicare. O si producono in generose smorfie e aiutano l'interlocutore a immedismarsi nel loro racconto muovendo tutto il corpo (altro che il gesticolare italico). Altrimenti, parlano guardandoti fissamente senza quasi muovere la bocca e lasciando scivolare le parole come inarticolate.

Il mio vicino di tavolo in questi giorni e' un simpatico settantenne con una importante chevaliere (scusate qui non ho gli accenti) al dito. Sembra uscito da una barzelletta (c'erano un italiano, un inglese...): parla come da barzelletta, e' vestito elegantissimo come da barzelletta, e vuole sempre fare dello humor come da barzelletta. Tra una battuta e l'altra ho scoperto che e' un Lord, che ha dovuto cedere recentemente meta' di una sua residenza al National Trust e che un suo antenato e' stato il primo master del Queen's di Oxford.

Nella biblioteca dove studio ci sono molte bacheche contenenti antichi manoscritti o altri volumi di rilievo. Oltre a un manoscritto con l'epistolario paolino datato VIII secolo (!!!) ci sono gli scritti autografi di alcune celebrita' che hanno studiato e/o insegnato al Trinity. Gente come Newton, Byron, Russell, Wittgenstein e...l'inventore di Winnie the Pooh!

Infine, il Trinity ha delle bellissime aiuole tenute maniacalmente. Ieri mi sono stupito di vedere alcune persone camminarci sopra e ho pensato che fosse davvero maleducato, considerando poi che si trattava di adulti e non di mocciosi. Stasera a tavola ho scoperto che a Cambridge sono autorizzati a calpestare l'erba dei colleges soltanto i fellows, quanti cioe' appartengono al corpo docente o di ricerca! Tutti gli altri sono autorizzati a camminare sui greens solo se tenuti per mano dai priviligiati! Pare che chi ha studiato a Cambridge - come il figlio della mia padrona di casa - non riesca, anche in altre citta', a calpestare l'erba, perche' ha un blocco insuperabile...

Direi che per Cambridge puo' bastare.
La nota positiva oltre allo studio e' stata la gastronomia. Qui a casa ho mangiato vero cibo inglese, squisito. I due sono ottimi cuochi e il cibo tradizionale homemade non ha nulla a che vedere con le porcherie che si trovano spesso in giro. Il cibo dei pubs e' buono, ma quello casalingo e' ancora meglio. Martedi' ho cenato benissimo anche in un ristorante, dopo un seminario: e' venuta infatti a parlare una docente che ben conosco da Pavia e mi sono unito alla comitiva.

Un abbraccio e...a domenica!
Gigi

p.s.
Aggiungo la foto una volta a "casa".
p.p.s
Avevo visto a Oxford qualcuno entrare in un bagno e appoggiare per terra zaino e cappotto (sic...!). Ma qui a Cambridge ho visto qualcuno entrare in bagno con un panino in mano...

domenica 22 febbraio 2009

Sunday Videos #4

Carissimi,

domenica è sempre domenica, il giorno giusto per mettersi le pantofole o gli scarponi, e riposarsi come si preferisce.

Continuo a passare ottimi giorni qui a Oxford, approfondendo le mie ricerche e le mie relazioni.
Presto vi scriverò qualcosa in proposito.

Ora però, è ormai rito, passo agli appuntamenti video di questa settimana.

Oggi è il compleanno di Piki, e allora vi propongo una selezione di insoliti happy birthdays!

Il primo, celeberrimo, ha scritto una pagina dell'immagionario collettivo americano (e non solo): Marylin Monroe decisamente alticcia canta il suo augurio a un "molto amato" presidente Kennedy...
Qui il video: http://www.youtube.com/watch?v=k4SLSlSmW74

Il secondo, per gli amatori di Kubrick, è l'insolito augurio di Natale cantato dai marines di Full Metal Jacket, dove la lieta ricorrenza fornisce al sergente l'occasione per ricordare ai suoi uomini che Dio è dalla loro parte nella guerra contro i comunisti e che il compito dei marines è quello di riempire il cielo di "anime fresche"...
Qui il video: http://www.youtube.com/watch?v=9t4FgmaKOy8

Infine, un perfetto - almeno a me - sconosciuto si immagina canzoni di auguri interpretate da diversi cantautori italiani, risultandomi assai simpatico!
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=K0xCYC34oN0

Cambiando tema, non posso esimermi dal riportare il seguente pezzo d'autore...e che autore: Little Tony. Trattengo a fatica ogni commento!
Qui il link: http://www.danacol.it/ltony/default.aspx

Infine, consueto appuntamento sportivo: questa è la volta del curling, uno sport spettacolare ingiustamente dimenticato...
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=-vpfUOQKbLA

Buona domenica a tutti!
Gigi

lunedì 16 febbraio 2009

Sunday Videos #3

Ciao a tutti,

ecco di nuovo su questi schermi la settimanale rubrica "Sunday Videos", puntuale come un orologio svizzero.

A proposito di Svizzera...

Il primo video che vi sottopongo credo possa entrare nel Guinness dei Primati del Kitsch.
I baffi, il ghigno, la voce, i pantaloni di pelle, i buffi passi di danza, la stessa musica... non esistono le parole per descrivere tutto ciò.
Non posso fare altro che lasciarvi il link: http://www.youtube.com/watch?v=dHxqnRg29PY&feature=related

Se il primo video riesce nell'impresa di toccare insieme, con un solo abbraccio, le vette e gli abissi del bello e del brutto della sfizera ferte, il seguente - uno Jodler - ce ne offre un quadretto più tradizionale e molto simpatico.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=_rljMkvjg7I

I patiti degli sport "estremi" apprezzeranno il mago delle freccette...certo meno movimentato del ping pong e meno freestyler del biliardista, ma pur sempre il primo a chiudere una partita perfetta in TV.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=JjCNiMHTm84&feature=related

E per stasera è tutto, anche perché è passata nel frattempo mezzanotte e oggi la mia giornata londinese mi ha fatto camminare assai!

Un abbraccio,
Gigi