domenica 10 maggio 2009

Sunday Videos - Last Track

Carissimi,

questa è stata la mia ultima domenica inglese.
L'ho passata in compagnia di due amici, compagni di corso della mia flatmate italiana: Matteo, milanese, giovane aspirante giornalista e amante della cultura araba, e anche lui in partenza per l'Italia; Rodrigo, vulcanico libero pensatore brasiliano, con alle spalle studi di economia, teologia e relazioni internazionali (e propositi per un dottorato in filosofia politica dell'Ottocento).

Con l'auto abbiamo raggiunto Dorchester on Thames, un villaggio a venti minuti da Oxford, scoperto due anni fa durante una delle mie scorribande automobilistiche per la campagna inglese. Qui abbiamo "avuto" il Sunday Roast in un pub fondato nel XV secolo, e abbiamo concluso il pranzo con la fumata di un magnifico sigaro cubano "Montecristo", procurato dal saggio Rodrigo.

Poi, dopo aver visitato l'abbazia normanna che sorge nel villaggio, abbiamo contribuito al suo mantenimento prendendo un cream tea con gli scones e custard cream: ogni sabato e ogni domenica, infatti, le signore del posto offrono un tea (dalle 15 alle 17) agli avventori, accompagnandolo con torte e biscotti fatti in casa, ad un prezzo ridicolo e in un piacevolissimo ambiente (noi siamo stati fuori, nel giardino).

Ripresa l'auto, abbiamo raggiunto un sito del National Trust, White Horse Hill. Zona di insediamenti sin dall'età del bronzo, l'area è caratteristica per le alture che si stagliano su un panorama piatto come un tavolo di biliardo. Sull'appendice di una collina, anticamente è stata realizzata la grande sagoma di un cavallo, asportando terra dalla superficie e colmando il solco con grossi sassi bianchi.

Tutta la giornata è stata condita da piacevolissime chiacchierate ad ampio raggio, come si ama fare tra emigrati di origini latine.

Tornato a casa, ho iniziato a fare i bagagli e a pensare a come affrontare il lungo viaggio, avvinto da una catena di pensieri e ricordi bellissimi di questo ricco soggiorno inglese.

I più recenti risalgono a ieri: i miei amici inglesi, Rory e Henry (Tristan è ancora in Italia), mi hanno invitato a fare punting: si tratta di navigare lungo i canali su una sorta di gondola, governata con un lungo palo che va fatto calare sott'acqua per darsi una spinta. Nonostante la mia scarsa attitudine con il mezzo acqueo - per tacere della bizzarria del naviglio - me la sono cavata egregiamente. Dopo mezz'ora di navigata, siamo approdati accanto a un prato e abbiamo preso una birra in un pub. Al nostro ritorno, ci siamo improvvisati in un BBQ e abbiamo concluso la serata guardando Poirot in inglese (lui parla con accento - se è possibile - ancora più ridicolo che nella versione italiana).

Oggi è domenica ed è da tanto che non posto video.
Ne metto uno solo, molto molto bello:
Joao Gilberto

sabato 2 maggio 2009

High Table

Questa la devo proprio raccontare.

Al ritorno da una magnifica e produttiva settimana a Cambridge e dopo tre giorni a Londra con i miei, mi sono risistemato nella mia casetta di Oxford, pronto per affrontare le utlime due settimane inglesi e con il forte proposito di godermele appieno.

Una prima occasione mi è stata offerta dall'invito del mio ospite accademico, Ghosh, a una formal dinner presso il suo college, il Trinity. Questo sorge nel pienissimo centro, a due passi dalla biblioteca Bodleiana dove, da qualche mese a questa parte, trascorro le mie pacifiche giornate di studio. L'invito, molto stringato, recitava: «At 7 sharp, Jacket and Tie».

Poco prima delle sette, nel bagno della Bodleian, faccio il nodo alla cravatta e mi avvio verso il College, lasciando tutte le mie cose sul tavolo; la biblioteca chiude alle 22 a Oxford (quelle dei College sono aperte 24 ore su 24, 7 giorni su 7...) e la cena è alle 7: Avrò tutto il tempo per ritirarle dopo - penso, mentre risalgo Broad Street.

Ghosh mi aspetta puntuale al cancello: oltre all'abito, indossa anche la toga di ordinanza. Con noi c'è un altro dottorando che studia qui a Oxford. Prima di salire nella bella hall, Ghosh ci porta nella Senior Room (un tempo il fumoir, mi spiega) per un bicchiere di sherry. Molto posh!

La hall è gremita di studenti che chiacchierano rumorosamente; in fondo, su una pedana alta una trentina di cenimetri, è l'high table, il tavolo nobile dei fellows e dei loro ospiti. A differenza degli studenti, tutti gli scholars attorno al tavolo stanno in piedi dietro la sedia, e così faccio anch'io. Dopo qualche minuto, sento un forte colpo (scoprirò poi, provocato da un martello di legno): tutti gli studenti si alzano e cala un silenzio irreale. Fa il suo ingresso The President.
Uno studente giovane gli si avvicina e recita una preghiera in latino.

Finalmente ci sediamo! Mi accorgo subito della cura con cui tutto è stato predisposto, a partire dalla mise en place: io siedo alla destra del mio ospite e alla sinistra della moglie spagnola di un docente; mi convinco, a fine serata, di essere di fianco a lei perché siamo gli unici di lingua romanza.

La cena prevede un antipasto, un piatto di pesce, uno di carne e un dessert. Il vino viene servito con sollecitudine dai camerieri. Nel frattempo gli studenti mangiano un piatto unico, molto inglese, e nel giro di mezz'ora hanno finito. La nostra cena è molto più sofisticata e dura un paio d'ore, che scorrono molto piacevoli. D'improvviso, un altro colpo di martello, questa volta sferrato dallo stesso President a tavola, ci impone di alzarci per la recita della preghiera conclusiva. Sono convinto che la cena sia finita e invece i convitati, mentre si sgranchiscono le gambe, camminano ordinatamente - e io con loro - attraverso il quad, il cortile principale, sino a raggiungere una stanza al pianterreno.

Questo nuovo ambiente è molto diverso dal precedente, più spoglio (nella hall eravamo circondati da dipinti secenteschi di regine inglesi e masters del College), e illuminato da candele. La tavola ci accoglie con diversi piatti di frutta e pasticcini. Quattro bottiglie (porto, madera, cognac, vino passito) vengono fatte passare da destra a sinistra dai convenuti, mentre i camerieri non sono più dei nostri. Qui vengo fatto sedere a sinistra del President, mentre alla sua destra l'altro dottorando (probabilmente perché di Oxford). Scopro che il President è l'ex ambasciatore britannico in Italia ed è di madre napoletana. Anche qui, nulla sembra lasciato al caso.

Quando lasciamo la stanza sono le 9.45 e io credo di essere ancora in tempo per recuperare libri e i quaderni in Bodleian. Invece, per mia sorpresa, la maratona continua, perché torniamo nel fumoir già esplorato con Ghosh ore prima. Qui si continua a chiacchierare e a mangiare qualche cioccolatino alla menta, ma soprattutto ad aggravare con preoccupante determinazione il già altissimo tasso alcolico, a botte di whisky e cognac!

Qui, con Ghosh e il collega oxoniense chiacchieriamo a lungo, facendo sia gossip accademico, sia conversazione sui nostri gusti musicali, sia confrontandoci su alcuni temi di attualità diversamente affrontati nei nostri Paesi (Ghosh è indiano, il collega è Sudafricano).

Quando esco dal Trinity, mi rendo conto che il mio soggiorno inglese non sarebbe stato completo senza un'esperienza fuori dal tempo e fuori dal comune come questa! Fortunatamente sono un buon bicchiere, altrimenti non so come avrei fatto ad affrontare la biciclettata dopo la lunga serata alcolica. Mi chiedo anche come possano i locali sopravvivere a tutto ciò, considerate la frequenza delle loro formal dinners, l'età non sempre verdissima, ma anche la qualità del loro lavoro la mattina seguente!

L'epilogo dell'avventura è felice, perché non solo sono arrivato a casa sano e salvo (e ho pure dovuto sforzarmi e continuare a parlare in inglese, perché Simona aveva un'opsite locale), ma il mattino dopo trovo tutte le mie cose sul tavolo, esattamente come le avevo lasciate.

Vi mando un abbraccio e a presto, prima del mio rientro.
Gigi

domenica 19 aprile 2009

Cronache Marziane

Carissimi,

vi scrivo di nuovo dal mio studiolo in 105 St Mary's Rd.
Lo "Stop and Go" di cui ho parlato nello scorso post ha lasciato il segno, un duplice segno: tornare in Italia dopo due mesi e mezzo è stato disorientante, in particolar modo per i ritmi tutti milanesi nei quali sono ripiombato nel giro di poche ore. Ma anche ripartire non è stato semplice e la sensazione non così differente da quella provata non appena trasferitomi qui a metà gennaio: il corpo qui e la testa altrove.

Appena rimesso piede a Oxford ho partecipato a un convegno internazionale di tre giorni: è stata un'esperienza molto interessante, non (sol)tanto per i contanuti (non così vicini ai miei interessi), ma perché non avevo mai assistito a un evento di alto profilo come questo e con ospiti così prestigiosi. Eravamo un centinaio di persone, quasi tutte inglesi o americani, salvo pochi europei continentali: due svizzeri, un finlandese, un danese e io. Il convegno si è svolto in un tipico stile inglese, che non ha risparmiato la "pompa magna" dell'inaugurazione nei prestigiosi locali chiusi al pubblico della Bodleian Library (la Convocation House e la Divinity School, entrambe splendide), ma ha saputo offrire anche spazi e risorse moderni e confortevoli (siamo stati ospiti del St John's College, il più ricco di Oxford).

Due le cose più divertenti del convegno: i luminari che dopo pranzo si addormentano accasciati sulle sedie e talvolta accennano a russare mentre un giovane conferenziere tenta di strapparli - ahilui, con voce troppo melliflua per averla vinta - dalle braccia di Morfeo; e l'anglicissimo rito della reception: trattasi di un'ora - dalle 5.30 alle 6.30 - durante la quale, prima di cena, tutti i convenuti si ammassano in una sala dove vengono loro serviti senza requie bicchieri e bicchieri di scialbo ma pur sempre alcolico vino inglese. Tutto ciò a stomaco vuoto, con effetti immaginabili sul progressivo venir meno della capacità razionali e il contemporaneo aumento dei gradi decibel raggiunti dal vociare del consesso. Quando entriamo nella bella Hall del St John's per mettere qualcosa sotto i denti, metà dei convitati sono già partiti e l'altra metà ha a disposizione tutta la cena per ubriacarsi. Va notato, a onor del vero, che il vino a tavola non è incluso nel prezzo, e quindi di solito si beve con più moderazione e si recupera un po' di senno!

La reception è a ben vedere il motivo principale per cui studiosi da tutto il mondo si sono riuniti in convegno: il motivo è flirtare. Esattamente questo è ciò che avviene attorno a me durante questa interminabile ora, durante la quale io - outsider da tanti punti di vista (linguistico, scientifico, accademico) - osservo con attenzione ciò che mi accade attorno.

Tre i tipi principali di flirt: accademico, editoriale, personale.
Il flirt accademico è delicatissimo, ma va interpretato con la massima disinvoltura. Avviene di solito grazie all'intermediazione di un amico comune, o un protettore, che presenta il giovane studioso o il collega rimasto senza lavoro (o con scarse prospettive) al professorone di turno. Questi può essere interessato a farlo partecipare a un progetto, oppure può fornirgli contatti preziosi o semplicemente ammetterlo nel suo network. Tutto si svolge in modo molto liquido: la gente fa scivolare lo sguardo sui volti di tutti, alla caccia di chi possa intercedere in proprio favore. Talvolta, bisogna ammetterlo, il mediatore si presta all'opra non in modo del tutto disinteressato, ma spinto dal desiderio di flirtare con il giovane/bisognoso anche in un altro senso...!

Il flirt editoriale è più semplice: le receptions sono offerte da alcune case editrici (quella dell'università ospite e quella che pubblicherà gli Atti) e i direttori delle collane sono presenti per fare gli onori di casa. I partecipanti possono dare un'occhiata ai volumi esposti - per la vendita diretta -, possono ordinare volumi per il proprio dipartimento, e possono entrare in contatto con la Casa e magari parlare del proprio lavoro.

Il flirt personale si consuma nel più tradizionale dei modi. Capita spesso che qualcuno resti per una manciata di minuti da solo con il suo bicchiere in mano (o la sua tazza di tea durante le pause mattutine e pomeridiane): ecco che dopo qualche istante giunge il/la interessato/a. Per dover di cronaca, devo ammettere che non ho ricevuto attenzioni, ma meglio così perché il trend generale non rispecchiava i miei orientamenti...

Ora sono in partenza per Cambridge: rassetto un po' la casa e salto in auto.
Al mio ritorno, passerò qualche giorno con i miei a Londra e poi di nuovo qui per le ultime due settimane inglesi. Spero che riuscirò a godermele, a lavorare bene, a divertirmi, e a rallentare i ritmi, perché la pausa milanese è stata frenetica, i tre giorni di convegno intensi, ora corro a Cambridge, e...

Un abbraccio,
Gigi

giovedì 2 aprile 2009

Stop and go

Carissimi,

sabato tornerò in Italia per trascorrere qualche giorno di riposo a casa (e non solo), in compagnia dei miei cari.
La prospettiva, che contempla anche una consistente maratona enogastronomica, mi attrae molto.

Allo stesso tempo, in questi giorni non posso fare a meno di pensare al fatto che, una volta tornato a Oxford, non mi resterà che un mese da spendere qui.
Non è poco, ma sarà difficile pensare allo scorrere inesorabile dei giorni fino a quello in cui dovrò salutare la città che da qualche settimane promette una primavera trionfante, la sua biblioteca che contiene tesori di inestimabile valore, le persone che in questi mesi ho iniziato a conoscere e alle quali mi sono via via affezionato.

Chi ben mi conosce, sa che amo molto alcune piccole abitudini, alcuni riti quotidiani che mi rasserenano molto.
Come quando dopo pranzo i ragazzi che lavorano al Café della libreria Blackwell's non mi chiedono più che cosa desidero, ma mi preparano un Espresso Ristretto ("ristrictou") corredato da quattro gianduiotti.
O come quando il bibliotecario della Duke Humfrey's mi saluta e scrive il mio nome e il mio codice personale sul registro prima che abbia il tempo di mostrargli il tesserino.
Mi piace anche il rito di salutare con un solo cenno del capo tutti i lettori che non conosco, ma con i quali condivido da tre mesi ormai gli stessi ambienti, o i tanti ragazzi che percorrono con me lo stesso itinerario quando vado a correre.

Che dire poi delle risorse preziosissime di qui.
L'altro giorno, tanto per fare un esempio, ho consultato un libro che apparteneva alla biblioteca personale di John Locke.
Qualche mese fa, e questo mi fa ancora più emozionare, ho consultato un manoscritto (contenente La città di Dio di Agostino) con le glosse a margine autografe di Roberto Grossatesta.

In questi mesi, inoltre, ho avuto la fortuna di tessere una rete di relazioni piacevoli, e arricchenti, sin dai primi giorni. Ma già due miei amici sono ripartiti.
Il primo è Alex, che a lungo ho chiamato l'uomo che vive in fondo al giardino: è stato ripescato dalla lista di attesa del Ministero degli Interni ed è tornato a Milano per lavorare, in attesa di ripartire a settembre per iniziare qui un master. Con lui abbiamo fatto tante belle chiacchierate e ho scoperto una marea di cose sulle sotto-culture milanesi e metropolitane in genere.
Poi ieri è partito Tristan, uno dei miei compari di language swap: per una serie di coincidenze (partenze e ritorni di entrambi mal incastrati) probabilmente non riusciremo a rivederci prima della mia definitiva partenza a metà maggio. Con lui, dantista, ho condiviso tante impressioni sull'Italia, l'Inghilterra, l'Europa, la nostra comune - ma così differente - avventura accademica.

Conscio del fatto che quello che ho trovato qui è prezioso, tornerò agguerrito per sfruttare al meglio le mie giornate di studio e godermi appieno il posto, la campagna cirocostante, la mia auto, la birra nei pub, gli amici italiani, internazionali e inglesi che mi sono fatto. Già ho segnalato la mia presenza per un'altra settimana a Cambridge, per consultare ancora il mio manoscritto wycliffita. Prima, parteciperò a un convegno internazionale di altissimo livello.

Sarò contento di tornare a Milano, a casa, e riprendere il corso degli eventi.
Ma sicuro inizierò a coltivare qualche nuovo sogno oxoniense...(e prima ancora londinese, che è già realtà: a giugno parteciperò per una settimana a una Summer School in Paleografia!)

domenica 29 marzo 2009

Sunday Videos #6

Carissimi,

puntuale come il Capodanno, magico come il Natale, variabile come la Pasqua, goloso come il compleanno, per pochi intenditori come l'onomastico, torna l'appuntamento settimanale con i Sunday Videos!

Domenica prossima sarò a Milano, per dare il via - invero dalla sera precedente - a una lunga staffetta eno-gastronomica che mi accompagnerà sino alla ripartenza mercoledì 15. La prospettiva di una parentesi italiana mi mette di buon umore, anche se qui davvero mi sento proprio bene e già peno all'idea di salutare a metà maggio gli amici e di lasciare Oxford nel pieno della primavera.

Mi sento a casa, appunto, e inizio a combinare qualche pasticcio linguistico quando parlo in italiano. Oggi, ad esempio, ero a Cardiff con un amico che fa il dottorato in Irlanda e ho detto «L'altra sera ho avuto cena con...». Un minuto fa ero al telefono con mia madre e le ho detto: «Cardiff attualmente dista da Oxford...». Prima ridendo con i miei vicini italiani per un loro aneddoto ho esclamato «Realmente?!». Spero di non finire come il mio amico Patrick (qui da sette anni, per essere onesti) che di solito il lunedì mi chiede «Il weekend è stato eccitante

In ogni modo, errori di comunicazione capitano a tutti, anche ai migliori.
David Letterman, il famoso showman americano che ha ispirato tanti (primo fra tutti Daniele Luttazzi), tiene il venerdì sera una rubrica chiamata Great Moments in Presidential Speeches. Ovviamente, i picchi toccati dal buon vecchio W. sono solo sfiorati dai suoi predecessori, che però non scherzano! Ecco il link.

La realtà diventa presto finzione, e qualcuno si è fatto prendere la mano, simulando una conversazione tra W. e Condi... Mi ricorda un gioco di parole al centro di una scena del film Rainman, nel quale Dustin Hoffman si chiedeva "Chi gioca in prima base?", e la risposta era che vi giocava un cinese di nome "Chi". Sicuramente in inglese si basava sull'omofonia di "Who" e "Hu". Qui il link.

Infine, restando su temi politici, un piccolo assaggio del "pacato ed educato" dibattito politico britannico, molto simile a una soap opera, con tanto di risate fuori campo... Qui il link.

Chiude la sezione settimanale il consueto appuntamento sportivo. La mia coinquilina polacca mi ha parlato sognante dei successi della sua nazionale di pallamano, sport che - insieme con la pallavolo - spopola dalle sue parti. Ecco il link.

Buona settimana a tutti!!
Gigi

p.s.
Guardate che pubblicità compare su youtube di questi tempi... Link.

mercoledì 18 marzo 2009

Note folkloristiche - parte terza

Carissimi,

con questo post torno ad indossare le vesti dell'esploratore delle micro-culture della vita d'Oltremanica. Negli ultimi tempi, ho raccolto tanto di quel materiale da poter riempire interi server (la metafora è ardita, ma l'era cibernetica impone la ricerca di nuovi modi di dire).

Partiamo subito!

Lingua e cultura.

Com'è noto, cultura e linguaggio intrattengono una strettissima relazione, riflettendosi l'una nell'altro e condizionandosi a vicenda. Vi sono concetti inesprimibili in un'altra lingua e sfumature inafferrabili, come ben sa chi si cimenta sul serio con l'impresa della traduzione.
Si può imparare tanto prestando un po' di attenzione alle espressioni tipiche della lingua di un popolo, e io sono particolarmente rapito da alcune di quelle inglesi.

Prima una parentesi. Ho letto di recente che, nell'immediato secondo dopoguerra, alcuni linguisti pubblicarono uno studio nel quale individuavano il cosiddetto Basic English, una versione liofilizzata dell'anglico idioma composta di soli 850 vocaboli. Ricorrendo a questi soltanto, si argomentava, è possibile comunicare qualunque informazione.
Questo, a fronte dell'evidenza che l'OED - l'Oxford English Dictionary, ora consultabile gratuitamente anche online - annoverasse al tempo circa 600.000 voci correnti.

Ma torniamo ad alcune espressioni inglesi che mi appassionano alquanto.

Capita molto spesso di sentire un modo di dire che mi fa davvero sorridere. Gli inglesi, infatti, non amano sottolineare la loro disorientata estraneità a qualcosa ricorrendo semplicemente a espressioni come "I don't like it" o "I'd rather not", ma preferiscono ricorrere a un più icastico It's not my cup of tea!

E cosa dire, allora, di quando al posto di asserire semplicemente "that's unfair!" (espressione comunque che va per la maggiore) esclamano un That's just not cricket!

Per non tacere di quando, consegnate al grezzo proprietario di un pub le monete contate per pagarsi da bere, ci si sente rispondere con un inaspettato Lovely!

L'altra sera mi sono sbellicato dal ridere quando un amico mi ha detto che presto avrebbe inaugurato casa e mi avrebbe invitato. Quando ho realizzato l'housewarming di cui parlava non aveva niente a che fare con l'impianto di riscaldamento tutto è tornato più chiaro - anche se non posso non interrogarmi sul motivo per cui questo popolo chiami così il primo invito nella nuova casa...perché eccezionalmente la si riscalda? perché il calore umano degli amici dà una mano? mistero...

Fuori da ogni mi compresione, infine, è il fatto che uno non si dica semplicemente "sad", ma - specialmente se la propria squadra di calcio ha perso - si definisca as sick as a parrot.


Piccole e grandi regole


Gli inglesi osservano scrupolosamente un gran numero di regole e divieti, tutti come noto preceduti da un cordiale Please. Al di là dei divieti più bizzarri, trovo molto indicativa della mentalità inglese la serie di divieti che inizia con le parole It's against the law...
La mia personale interpretazione è la seguente: il popolo inglese si ritiene da tradizione un campione delle libertà individuali; perciò, scrivere che qualcosa è illegale dovrebbe richiamare con efficacia all'attenzione del cittadino la forza del divieto.
Gioele Dix qualche settimana fa ci ha fatto solo immaginare quali effetti nefasti potrebbe causare l'affissione in Italia di un cartello che inizia in quel modo...

A ben vedere, però, pur considerandosi i paladini delle libertà individuali, nella realtà dei fatti gli Inglesi sono ora un popolo controllato oltre ogni misura e in preda a una security crisis.
Non c'è strada, non c'è locale, non c'è mezzo pubblico che non sia osservato dai CCTV (telecamere a circuito chiuso, anche su tutti i bus!) e che non sia tappezzato di divieti.

Ieri si disputato il match Italia vs. Francia di rugby. Con qualche amico ero al pub a vedere la partita e i proprietari hanno chiamato la polizia perché c'era un immigrato brillo che chiedeva l'accendino agli avventori, senza arrecare a dire il vero alcun problema.
Nel giro di pochi minuti si sono presentati quattro poliziotti (tra i quali un'inattesa poliziotta velata - l'immigrato era di origine musulmana) e, dopo qualche accertamento, fra lo stupore (nostro) e la più assoluta tranquillità (degli autoctoni), è stato portato fuori dal locale in manette... E così ho assistito al mio primo arresto in diretta.

Lasciando da parte gli inquietanti e ossessivi divieti (e i fermi immotivati), vi sono altre infinite piccole regole e consuetudini locali che offrono esempi più simpatici del carattere e del costume britannici.

Al supermercato, ad esempio, nessuno si permette di appoggiare le proprie cose sul nastro della cassa senza aver prima disposto l'apposito divisore. Inglesi e internazionali (appena arrivati o sgarbati) si riconoscono infallibilmente per questo piccolo gesto, oltre che per le reazioni suscitate dalla violazione di questo precetto dell'etichetta locale.

Per strada gli automibilisti reclamano senza sconto alcuno ogni loro diritto, salvo poi inchiodare se un pedone, anche all'ultimo, pensa anche solo lontanamente all'ipotesi di - un giorno, forse - attraversare la strada.

La consuetudine più bella resta la campana suonata alle 23.00 nei pubs che segnala l'ultima possibilità di ordinare da bere. La dimensione del pub mi piace moltissimo: non abbiamo in Italia alcunché di simile, se non solo lontanamente. I pubs qui sono dei locali in cui si trascorre piacevolmente il tempo, quale che sia lo status sociale o economico, l'età o - da qualche decennio - il sesso e...il grado di alchool addiction! La domenica si gioca il big quiz, si leggono i giornali, si possono usare tanti giochi da tavolo.
Spiegavo a Louise, la signora con cui converso una volta alla settimana, che in Italia ci sono locali indirizzati specificamente ad alcune fasce d'età o di reddito, e che chi "si trova fuori posto" viene guardato con un certo sospetto.

Politica

Chiacchierando con i miei amici inglesi, tutti dottorandi e generalmente colti, resto sempre stupito dalla loro ignoranza politica.
In generale, gli Inglesi che non studiano Storia all'Università dimostrano una certa ignoranza rispetto ai corispettivi italiani.
Ma quello che mi lascia molto colpito è il loro disinteresse al dibattito politico. Possono sapere qualcosa sulle politiche finanziarie, ma per il resto brancolano abbastanza nel buio.
Commentando il fatto che in Italia, la mattina al bar o in pausa pranzo, parlo sempre di politica con i miei amici, i colleghi di qui hanno dato la seguente interpretazione: che noi ne parliamo ogni giorno perché ci chiediamo "Oggi chi è al governo?", un po' come fanno loro con il tempo atmosferico qui...

Ultimamente, sull'onda della crisi finanziaria, qui avvertita - qual è di fatto - come devastante, sta però tornando al centro dell'attenzione il tema pro or against UE.
I miei amici inglesi mi dicono che ora loro iniziano a sentirsi favorevoli all'ingresso nell'Unione, ma sono mossi soprattutto da ragionamenti di interesse economico.
E così affiora che il splendido isolamento inglese è davvero parte del loro DNA: Henry, che studia filosofia contemporanea tedesca e francese e ha speso molti mesi in Continente, dice che gli Inglesi si sentono poco europei prima di tutto geograficamente.

Mi fermo qui. Mi sono fatto prendere la mano e ho detto la metà delle cose che avevo pensato di raccontarvi. Sarà per la prossima!

Oggi è anche domenica, giornata di video. Ve ne propongo uno solo, che avrete visto, ma che non posso evitare di riproporvi: qui il link.

Buona settimana amici e a presto,
Gigi

domenica 15 marzo 2009

Sunday Videos #5

A volte ritornano...

Dopo essere stato rimproverato da più parti per aver mancato a due appuntamenti domenicali, torno a proporvi una piccola rassegna di video per il vostro tempo libero - da ritagliare, a questo punto, durante la prossima settimana!

Qui a Oxford tutto va bene. Oggi sono stato invitato per una colazione medievistica a casa di una importante studiosa di qui, con un altro mio collega e, ormai, amico conosciuto due mesi fa.
La prospettiva di parlare di Wyclif a tavola e in inglese (con due madrelingua, più un terzo che all'ultimo non ha potuto unirsi a noi) un po' mi terrorizzava.
Ne sono uscito a testa alta e, credo, con onore!

Ma, soprattutto, il pranzo è stato piacevolessimo e il pomeriggio si è concluso con l'amico Rory in un pub, per goderci il secondo tempo della partita di rugby Enland vs. France, inaspettatamente a favore degli amici d'Oltremanica.

Alla fine di questa piacevole giornata, ecco dunque una selezione di video sciolti, senza alcuna unità tematica.
Già che ci siamo, vi faccio presente che nella sezione Foto ho messo nuovi scatti nell'album "Herefordshire e Cotswolds": sono foto fatte con Piki lo scorso weekend. In settimana, inoltre, pubblicherò un post antropologico-culturale, come promesso.

Passiamo, dunque, ai video.

Qui a Oxford le persone che frequento sono spesso accomunate da due caratteristiche: sono dei cervelloni e altrettanto amano diverstirsi in modo molto semplice e genuino (oltre che ingurgitare ettolitri di birra et similia). Ho scoperto in questi tempi - grazie a una soffiata - un cartone animato degli anni Novanta che non avevo mai visto, vale a dire Mignolo col Prof. Ve ne propongo un breve assaggio a tema.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=Pb7imPo3vwE&feature=related

Uno dei miei timori per il pranzo di oggi riguardava la mia capacità di reggere a tre/quattro ore di conversazione semi-tecnica in inglese. Nonostante ormai mi sia fatto un buon orecchio qui e la mia loquela si sia decisamente sciolta, e nonostante siano anni che leggo tutti i giorni in inglese accademico (oltre che in latino...), faccio ancora fatica a parlare a lungo in modo "formale". Ogni tanto vorrei avere la sicurezza di dizione e la facondia di Alberto Sordi nel suo celebre provino in RAI, oltre che la sua smisurata competenza - magari senza dover pagare lo scotto di una tale "dentatura":
Qui i link: 1. http://www.youtube.com/watch?v=CNDylbwxOyM
2. http://www.youtube.com/watch?v=KksuUDafHoE&feature=related

Torna nella rubriva Sunday Video una perla di musica popolare regionale. Questa volta tocca alla Pizzica leccese-salentina, di cui tanto sento parlare da queste parti (il mondo è piccolo, e gli italiani sono dappertutto, specialmente i pugliesi...!).
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=mEVB_QAtgwI

Altro grande ritorno è quello dei maghi degli sport. Dopo il biliardo, le freccette, il ping pong e il curling, è il turno di un celeberrimo match di pugilato. Siamo nel 1974, incontro per il titolo mondiale dei pesi massimi. Contentendi: Muhammad Ali (da poco uscito di prigione per motivi politici, che per protesta lo portarono a essere renitente alle leva) e George Foreman. Incontro in Zaire, dove tutta la popolazione si schiera con Ali, salutato con incontenibile entusiasmo come un campione dei diritti degli afro-americani negli USA e amato per la sua campagna di informazione sullo stato di povertà e corruzione dell'Africa.
Non sono un vero appassionato di pugilato, ma questo video è davvero un pezzo di storia del Novecento e, per molti, è pura leggenda. Tutto di questo match sembra intriso di epopea: le condizioni politiche dello Zaire, le precedenti tensioni tra i due pugili, la figura affascianante di Ali, l'arroganza insopportabile di Foreman, i continui rinivii per le piogge incessanti o per piccoli infortuni. E poi l'incontro. Ali dal primo round al sesto non fa altro che incassare: sembra non riuscire a domare l'avversario, subendone senza requie l'iniziativa. Foreman pensa di avere in pugno la situazione e non teme il dispendio delle proprie energie. Il resto lo vedete da voi. Al di là di molti video anche scaricabili da internet sui giorni precedenti e i commenti tecnici, la migliore descrizione del match la la trovate raccontata dall'avvocato Guerrieri nel terzo volume dei gialli di Carofiglio.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=8Wd8yMvV_PY

Ai pochi amici melomani - e agli altri che possono farsi tentare dalla cosa - passo un (non)video di quello cui Piki, Tino ed io eravamo supposti assistere sabato scorso alla Royal Opera House, vale a dire lo show delle superstars Anna Netrebko e Elina Garanca ne "I Capuleti e Montecchi" di Bellini.
Qui il link: http://www.youtube.com/watch?v=1gPGnxaNffc&feature=related

Anche per questa volta è tutto.
Buona visione e a presto!
Gigi